VI DICO PERCHÉ A SINNER MEGLIO NON POTEVA ANDARE


La responsabilità oggettiva nel diritto sportivo, specialmente in materia di doping, implica che un atleta è ritenuto responsabile per la presenza di sostanze proibite nel proprio corpo, a prescindere dalla colpa o dall’intenzione di assumere tali sostanze. Questo principio è sancito dal Codice Mondiale Antidoping (WADA) e dai regolamenti delle varie federazioni, compresa la Federazione Internazionale di Tennis (ITF).

1. Responsabilità oggettiva dell’atleta

Il principio fondamentale è che l’atleta è sempre responsabile di ciò che entra nel proprio corpo. Non importa se l’assunzione sia stata accidentale, per errore dello staff o senza dolo. Se un controllo antidoping rileva la presenza di una sostanza proibita, l’atleta è considerato automaticamente in violazione delle regole antidoping.

2. Responsabilità dello staff tecnico

Se il preparatore atletico, il medico o qualsiasi altro membro dello staff somministra all’atleta una sostanza dopante, anche senza dolo, si configura comunque una colpa grave o negligenza. Questo potrebbe portare a sanzioni anche per lo staff, ma non esonera l’atleta dalla sua responsabilità.

3. Rilevanza della quantità e dell’effetto sulla prestazione

Nel diritto antidoping, la quantità della sostanza rilevata e il suo effetto sulla prestazione non sono rilevanti ai fini della violazione. Anche una traccia minima di una sostanza proibita porta automaticamente a una sanzione, a meno che l’atleta non riesca a dimostrare l’origine involontaria e ottenere una riduzione della pena.

4. Possibilità di riduzione della sanzione

Se l’atleta riesce a dimostrare che:
• non ha avuto intenzione di migliorare la prestazione,
• ha assunto la sostanza per errore o per negligenza altrui,
• ha cooperato pienamente con le autorità antidoping,

la sanzione può essere ridotta, ma non completamente annullata. In alcuni casi, si può arrivare a una squalifica ridotta (da pochi mesi fino a un massimo di 2 anni anziché 4), a seconda del livello di negligenza.

5. Precedenti nel tennis

In queste ora non si fa che parlare del nostro campione di tennis Jannik Sinner e della sua squalifica per doping.
Ci sono stati diversi casi di tennisti squalificati per doping senza dolo, per esempio per contaminazione di integratori o errori medici. Alcuni sono riusciti a dimostrare la loro buona fede, ottenendo squalifiche ridotte, ma nessuno è stato assolto completamente, proprio per il principio della responsabilità oggettiva.

Conclusione

In sintesi, anche se lo staff ha agito in buona fede e la quantità assunta non ha migliorato la prestazione, Sinner rimane responsabile per il solo fatto che la sostanza è stata rilevata nel suo corpo. L’unica possibilità era cercare di ottenere una riduzione della squalifica dimostrando l’assenza di dolo e il grado di negligenza, ma la responsabilità oggettiva resta un cardine delle regole antidoping. Benissimo hanno fatto i legali del campione a cercare una soluzione patteggiando e ottenendo il minimo della pena prevedibile.
Avv. Michela Guerra

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